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Erri De Luca: Infanzia, Giustizia e l'Eredità Materna nel Cinema

dataOct 27, 2026
Read time5 min

Al Festival del Cinema di Roma, lo scrittore Erri De Luca ha presentato un'opera cinematografica che getta luce sulla sua esistenza, intitolata "I pesci non chiudono gli occhi" e diretta da Audrey Gordon. Il film, un ibrido tra documentario e finzione, prende spunto dall'omonimo romanzo dell'autore, rievocando i luoghi e i momenti della sua giovinezza trascorsa sull'isola d'Ischia. Attraverso l'uso di fotografie d'epoca e filmati in Super 8, la narrazione si concentra sulla figura della madre, interpretata da Nine d'Urso, come fonte primaria del suo inossidabile senso di giustizia e della sua profonda empatia verso le disuguaglianze sociali. De Luca, ricordando l'influenza materna, sottolinea come essa gli abbia insegnato a riconoscere le differenze e a combattere l'indifferenza, considerandola ancora oggi la sua prima e più attenta lettrice. Il film non si limita a esplorare l'infanzia dell'artista, ma estende lo sguardo agli anni delle sue battaglie politiche con Lotta Continua, al periodo del lavoro in fabbrica e alle manifestazioni che hanno segnato l'Italia. De Luca riflette sulle similitudini tra le proteste del passato e quelle contemporanee, evidenziando come i movimenti attuali necessitino di federarsi, perseverare e resistere alla repressione, pur distinguendosi da elementi estranei che possono compromettere il loro messaggio originario.

L'Influenza Materna e il Senso di Giustizia di Erri De Luca

La figura materna ha svolto un ruolo determinante nella formazione del pensiero e dei valori di Erri De Luca. Il film "I pesci non chiudono gli occhi" esplora in profondità questo legame, mostrando come la madre abbia instillato nell'autore un profondo senso di giustizia e una chiara percezione delle disuguaglianze sociali. Le parole di De Luca rivelano come la voce materna fosse una guida costante nel riconoscere le ingiustizie, forgiando in lui una "educazione fisica alla compassione". Questo non è solo un omaggio a un genitore, ma una riflessione su come l'attenzione alle differenze sia l'antidoto all'indifferenza, concetto che lo scrittore considera una delle sfide più grandi della società. La madre, presentata nel film anche attraverso l'interpretazione di Nine d'Urso, non è solo un ricordo del passato, ma un'entità viva e presente nella vita intellettuale di De Luca, che la definisce ancora oggi la sua "prima lettrice". Questo legame indissolubile con l'insegnamento materno ha plasmato la sua visione del mondo e la sua produzione letteraria, rendendolo un osservatore acuto delle dinamiche sociali e un paladino dei diritti umani.

Il film di Audrey Gordon si addentra nelle radici del pensiero di Erri De Luca, rivelando come il suo profondo senso di giustizia sia nato dall'insegnamento e dall'esempio della madre. Attraverso flashback, fotografie e filmati d'archivio, la pellicola ricompone il mosaico dell'infanzia dello scrittore, evidenziando il ruolo centrale della figura materna nel trasmettergli la capacità di riconoscere le disuguaglianze e di sviluppare una forte empatia. De Luca stesso afferma che la madre gli ha impartito una "educazione fisica alla compassione", intendendo con ciò un apprendimento non solo teorico ma profondamente vissuto, che lo ha reso consapevole delle ingiustizie presenti nel mondo. Questo legame empatico e questa attenzione alle differenze, piuttosto che una semplice disinteresse, sono per De Luca i veri antidoti all'indifferenza. Nine d'Urso, che nel film interpreta la madre, cattura l'essenza di questa donna forte e influente, il cui impatto sulla vita e sull'opera del figlio è stato così duraturo che lo scrittore continua a considerarla una figura presente e attiva, la sua "prima lettrice". Questo aspetto del film non solo rende omaggio a un rapporto familiare unico, ma offre anche una chiave di lettura per comprendere la genesi dell'impegno civile e intellettuale di Erri De Luca, mostrando come i valori appresi nell'infanzia siano diventati la base della sua intera esistenza.

Dalle Battaglie Giovanili alle Riflessioni sul Presente

Il film non si limita a esplorare l'infanzia e il rapporto con la madre, ma estende la sua narrazione alle tappe fondamentali della vita di Erri De Luca, inclusi gli anni giovanili segnati dall'attivismo politico. La pellicola ripercorre la sua partecipazione alle lotte di Lotta Continua, un movimento extraparlamentare italiano degli anni '70, e il suo periodo di lavoro in fabbrica, esperienze che hanno ulteriormente rafforzato la sua visione critica della società. Queste vicende personali si intrecciano con le manifestazioni di protesta che hanno attraversato l'Italia in quel periodo, fornendo un contesto storico e sociale alla sua formazione. De Luca, nel commentare il film, offre una prospettiva sui movimenti di protesta contemporanei, paragonandoli alle battaglie del passato. Riconosce l'esistenza di "piccoli cortocircuiti" nelle attuali manifestazioni europee, ma sottolinea la necessità che questi si trasformino in un "circuito integrato", ovvero in un movimento più coeso e duraturo. Per lo scrittore, la chiave del successo di queste proteste risiede nella capacità di federarsi, di perseverare nel tempo e, soprattutto, di resistere alle repressioni, liberandosi al contempo da elementi estranei che, attraverso atti di vandalismo, possono compromettere la credibilità e l'efficacia delle istanze avanzate.

Nel corso del film "I pesci non chiudono gli occhi", la narrazione si sposta dall'intima sfera dell'infanzia di Erri De Luca per abbracciare un periodo di grande fermento sociale e politico. Vengono approfondite le sue esperienze giovanili, in particolare il suo impegno con Lotta Continua, un movimento che ha rappresentato una fase cruciale nella sua formazione ideologica. La pellicola documenta anche il periodo in cui De Luca ha lavorato in fabbrica, un'esperienza che lo ha messo a contatto diretto con le realtà del mondo operaio e che ha plasmato ulteriormente la sua sensibilità verso le ingiustizie sociali. Queste vicende personali sono contestualizzate all'interno del più ampio panorama delle manifestazioni di protesta che hanno caratterizzato l'Italia di quegli anni. Riflettendo sul presente, De Luca analizza le attuali proteste in Europa, riconoscendo una certa risonanza con le battaglie del suo passato. Tuttavia, evidenzia come i movimenti odierni, pur avendo il potenziale per generare "piccoli cortocircuiti" di cambiamento, debbano ancora raggiungere una fase di maggiore integrazione e resilienza. L'autore sottolinea l'importanza della federazione tra i diversi gruppi, della capacità di sostenere l'azione nel tempo e della fermezza nel resistere alle repressioni. Un aspetto cruciale per De Luca è anche la necessità di isolare e neutralizzare gli elementi devianti o "corpi estranei" che, attraverso atti di vandalismo, possono compromettere la legittimità e l'efficacia delle manifestazioni, diluendo il messaggio di protesta autentico.

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